Come funziona la prima volta: dall'idea al giorno dopo
Sebbene sempre più donne scelgano un'intimità consapevole e alle proprie condizioni, prenotare del tempo con un accompagnatore non è esattamente un argomento da pranzo domenicale coi parenti.
Non se ne parla comunemente e liberamente e, quando si cercano risposte, è facile trovare più giudizi che spiegazioni.
Di solito tutto comincia nella tranquillità di casa: una sera qualunque, una scheda aperta sul telefono, qualche minuto passato a leggere e poi altri dieci a chiederti se stai davvero prendendo sul serio questa opzione.
Spesso è un pensiero che resta privato per un po', e finché rimane un'idea, tutto può sembrare più complicato di quanto sia.
Quando quell'idea prende forma e ciò che sembrava astratto comincia lentamente a diventare reale, le cose non diventano più semplici: ti ritrovi a voler fare qualcosa senza sapere esattamente come farlo, in un mondo che pare aver fatto del non detto una virtù.
Scrivo queste righe per raccontarti cosa succede dall'altra parte dello schermo e accompagnarti, passo dopo passo, attraverso le domande che spesso rimangono senza risposta: dal primo messaggio fino al giorno dopo, quando l'incertezza che ti ha portato fin qui sarà solo un ricordo che ti farà sorridere.
Il primo messaggio: un muro che sembra insormontabile
Per molte, la parte più difficile è proprio inviare quel primo messaggio. Non esiste una guida, non ci sono video tutorial su YouTube che promettono risultati al grido di «5 idee su cosa scrivere a un gigolò, l'ultima ti sorprenderà!».
Ci sei tu, di fronte a una chat vuota, che pensi a come scrivere il messaggio perfetto.
Pensi a cosa dire, scrivi qualcosa, poi arrivano i dubbi. Lo rileggi, lo riscrivi, cancelli tutto e ricominci da capo. Quasi ci rinunci. Eppure nei film sembrava tutto così semplice!
Lascia che ti dica una cosa, probabilmente la più importante di tutte: il messaggio perfetto non esiste.
Non ce n'è uno più giusto degli altri. Non serve avere già tutto chiaro, sapere esattamente cosa vuoi o trovare le parole capaci di spiegare in poche righe perché sei qui. È sufficiente scrivere qualcosa, qualunque cosa, e premere invio.
«Sono curiosa di conoscerti e vorrei capire come funziona» è un ottimo punto di partenza, se proprio non ti venisse nulla in mente... cortesia della casa!
Quando quel messaggio arriva, arriva direttamente a me. Nulla di quello che mi scrivi passa attraverso un'agenzia, un'assistente o un intermediario: sono io a leggerti e sono io a risponderti.
Di solito rispondo in giornata, a volte nel giro di un'ora. Se ci metto di più, è perché preferisco scriverti con calma.
All'inizio basta questo. Un po' di coraggio e due persone che iniziano a parlarsi.
Potrai presentarti con il tuo nome o con uno scelto per l'occasione, e raccontarmi quello che riterrai opportuno oppure rimanere avvolta nel mistero.
E soprattutto, un messaggio resta un messaggio. Non è una prenotazione e non crea un impegno.
Dal digitale al reale: conoscersi prima di incontrarsi
Dopo i primi messaggi saprai già qualcosa di me. Hai visto le mie foto, hai letto le mie parole, magari hai anche iniziato a farti un'idea di come sarà dal vivo. Eppure, sotto sotto, potrebbe scattare la necessità di rispondere alla domanda: «È davvero lui?».
Non ti chiederò di fidarti soltanto della mia parola. Esistono modi concreti per verificare la mia identità, e te li mostro uno per uno nella pagina dedicata alla Verifica identità.
Resta però qualcosa che nessuna verifica può raccontarti, perché sapere che sono davvero io non significa ancora sapere come sono io.
Una fotografia non ride. Un messaggio non ti dice se dall'altra parte c'è qualcuno che ascolta davvero o che aspetta soltanto il proprio turno per parlare.
La prima telefonata può sembrare perfino più impegnativa dei messaggi.
Fino a quel momento abbiamo avuto entrambi il tempo di pensare a cosa dire; al telefono, invece, non ci sarà il «sta scrivendo...» di WhatsApp dietro cui ripararsi.
Magari all'inizio ci scappa una risata, per non dire una risatina nervosa, e magari uno dei due parte con un banalissimo «come stai?», perché appena si comincia a parlare tutte le domande interessanti preparate in precedenza sembrano essersi perse per strada.
La chat cede il passo alla voce, ed è il primo vero momento in cui smetto di essere una pagina web e prendo forma come persona.
Se poi vorremo aggiungere un volto a quella voce, possiamo organizzare una videochiamata. Guardarci mentre parliamo è il modo più veloce per capire se c'è la curiosità di trovarsi davvero uno davanti all'altra.
Telefonata e videochiamata non sono passaggi obbligatori. Potremmo farle entrambe, sceglierne soltanto una o non sentirne affatto il bisogno; puoi proporle tu come posso proporle io.
E se, arrivati a quel punto, uno schermo ci sembrasse ancora un filtro di troppo, possiamo prenderci un caffè, quando distanze e spostamenti lo rendono semplice.
Bastano quindici o venti minuti in un bar tranquillo, seduti a un tavolino senza telefoni in mezzo. È il modo più diretto per rispondere alla domanda che a quel punto ronza nella testa di entrambi: come ci troveremo davvero, insieme?
È un incontro a sé, con un compenso dedicato che concordiamo prima e che resta separato da qualunque cosa venga dopo. Nessuna aspettativa: può essere semplicemente un caffè che finisce con un saluto.
Oppure possiamo arrivare alla fine della tazzina e scoprire che ci farebbe piacere restare ancora un po'. Se ci sarà il modo, decideremo insieme cosa viene dopo.
Nel frattempo le nostre conversazioni si saranno allungate, magari con qualche audio o qualche foto, ed è normale chiedersi che fine facciano quelle cose una volta inviate. Anche qui preferisco darti una risposta concreta: nella pagina Discrezione trovi spiegato come tratto quello che condividiamo e cosa succede a ciò che mi affidi.
Arrivata fin qui, la distanza tra digitale e reale si è fatta molto più corta. Dietro quello schermo non c'è più soltanto un contatto in rubrica, c'è qualcuno di cui conosci le parole, forse la voce, forse il modo in cui sorride mentre ti parla, forse perfino il suo profumo.
Resta solo la prima vera domanda pratica: come si fissa un incontro?
Dove, come e quando: dare forma a un incontro
Arrivare a fissare una data è il punto in cui si passa dalle intenzioni ai fatti, trovando un accordo che funzioni per entrambi. Ti ricordi quella sensazione vertiginosa che precedeva l'invio del primo messaggio? Quel «ok, allora lo sto facendo davvero»? Potresti ritrovarti lì per un secondo o due, ma la buona notizia è che da qui in avanti le cose si fanno molto più lineari, perché quasi tutto si riduce a poche decisioni pratiche.
Non è necessario arrivare con tutto già deciso nei minimi dettagli. Quando si passa dal fantasticarlo al pianificarlo si hanno certamente le idee più chiare rispetto all'inizio, ma non serve sapere esattamente ogni cosa in anticipo. Ci parleremo, sceglieremo la data migliore e ci racconteremo idee, aspettative, curiosità e limiti. Definiremo insieme la cornice e lasceremo che il resto trovi il proprio ritmo.
Anche la scelta della durata non richiede una rigida tabella di marcia. Se non sai bene quanto spazio prenderti all'inizio, il consiglio migliore che posso darti è partire con un formato breve: un primo incontro leggero che potrà sempre evolversi in seguito, se lo vorremo, verso una serata o un'occasione più estesa. Che la nostra prima uscita duri un paio di ore o un weekend intero non fa alcuna differenza sulla qualità della presenza; non esiste una durata che renda un incontro più vero di un altro.
Ma dove ci vediamo? Di regola, sono io a muovermi e a venire dove preferisci tu: un hotel, una struttura scelta per l'occasione, una casa o qualsiasi altro posto, pubblico o privato che sia. Se hai scelto un determinato posto, avrai le tue ottime ragioni e non hai alcun bisogno di spiegarmele. Se invece preferisci che sia io a occuparmene, ne parliamo per definire insieme budget, dati e spese anticipate. Casa mia resta un'eccezione: ne parliamo caso per caso.
Il calendario si chiude ufficialmente con il versamento della caparra. Per gli incontri brevi non chiedo alcun anticipo; per quelli più lunghi è prevista una quota che serve a proteggere il tempo e l'impegno di entrambi. Tutti i dettagli operativi, le forme di pagamento accettate e le condizioni stanno nella pagina Prenotazione e pagamento, insieme alle modifiche e alle cancellazioni.
In un mondo perfetto, gli imprevisti non esistono e lo champagne rimane sempre a temperatura. Ma nella vita reale i cambi di programma possono capitare a tutti, e se una data ha bisogno di essere spostata non ne faremo un dramma: sarà semplicemente un fatto.
A questo punto i dettagli sono al loro posto, quella data smette di essere disponibile per chiunque altro. Da qui in poi è solo questione di lasciare che il tempo faccia il suo corso, contando le ore o i giorni che ci separano con la curiosità di chi sa che sta per succedere qualcosa di nuovo.
Il giorno dell'incontro
Nelle ore prima di vederci l'orologio smette di comportarsi come al solito: un'ora vola via in un lampo e quella dopo sembra non passare mai, lasciandoti addosso quel particolare formicolio dell'attesa.
Nei giorni che precedono ci sentiremo per coordinarci sugli ultimi dettagli pratici, compreso il momento dell'arrivo, così non ci sarà niente da decidere all'ultimo e nessuno dei due dovrà improvvisare.
Mi presenterò vestito in modo adeguato alla situazione e a quello che ci saremo detti. Se hai in mente uno stile particolare, basta dirmelo prima; altrimenti arriverò come farei per qualsiasi altro incontro in quel contesto: curato e fresco di doccia. Porterò con me anche tutto il necessario perché sia un incontro sicuro.
Da fuori, saremo due persone che hanno deciso di passare del tempo insieme.
Per quanto riguarda il saldo, sarai tu a scegliere quando farlo, se a inizio o fine dell'incontro, secondo ciò che ti fa sentire più a tuo agio, mentre la modalità l'avremo già definita insieme durante la prenotazione.
Non c'è modo di descrivere l'affascinante mix di emozioni e adrenalina che caratterizza i primi minuti assieme. È ciò che ci rende umani, è ciò che ci separa da un incontro meccanico, ed è ciò che ci spaventa e ci attrae nello stesso istante. Quello che sì posso dirti è che ci si sente a proprio agio molto prima di quanto ci si immaginasse. A volte è una risata sincera, altre volte un sospiro che scarica la tensione accumulata.
Da lì in poi, voglio che tu sappia una cosa fondamentale: non c'è niente da dimostrare.
Non sono qui per valutare nessuno, e quello che succede fra noi non è una prestazione da giudicare.
La chimica non si può promettere a tavolino, ma quello che posso garantirti è che, se dovesse mancare, nessuno dei due si troverà costretto a fare qualcosa per educazione. Ci si può fermare in qualunque momento, senza l'obbligo di arrivare fino in fondo o dare seguito a ogni singola fantasia condivisa in precedenza.
Il giorno dopo: ciò che resta e ciò che cambia
Quando la vita riprende il suo corso, quello che resta dell'incontro appartiene a te.
Potresti sentirti leggera, avere voglia di soffermarti su quello che è stato oppure tornare alla tua giornata, senza bisogno di dare subito un'etichetta a ciò che hai vissuto.
Da parte mia, sebbene il tono della nostra comunicazione sarà sicuramente più caldo e complice rispetto alle prime conversazioni, continuerò a rispettare la natura discreta e riservata della nostra conoscenza.
Lo stesso vale fuori dai nostri incontri. Se un giorno dovessimo incrociarci per strada, sarai tu a decidere che spazio dare a quel momento: se vorrai salutarmi, lo faremo con naturalezza.
E se poi vorrai rivedermi, basterà riprendere il filo. La prossima volta non ci sarà nessun primo messaggio da scrivere, soltanto la voglia di ritrovarci.